Compro libri che non leggo: benvenuti nel mio caos librario

Confesso subito: sono un accumulatore di libri. Non di quelli che leggono tutto quello che comprano, no. Io compro libri, li porto a casa, li sistemo sugli scaffali e poi… spesso li ignoro per settimane, mesi, a volte anni. Eppure, ogni volta che entro in una libreria o scorro un catalogo online, la mia mente dice una cosa sola: “devo averlo.”

(Foto: Pixabay)
A dire il vero, a volte non compro nemmeno nulla. Mi piace entrare in libreria anche solo per odorare i libri, per sfiorare le copertine e respirare quell’odore unico di carta nuova e inchiostro. È un’esperienza quasi magica: solo io, i libri e quel profumo che promette mondi sconosciuti. E, lo ammetto, a volte mi accontento di questo piacere sensoriale senza portare nulla a casa. C’è qualcosa di irresistibile nell’atto stesso di toccare un libro. La copertina lucida, l’odore della carta, la promessa di avventure e storie che potrebbero cambiare qualcosa in me. È come comprare un biglietto per un viaggio che non so ancora quando farò. Ed è qui che nasce il mio caos librario: la TBR, cioè la lista dei libri da leggere, cresce senza controllo, mentre io continuo a comprare e accumulare.

Molti potrebbero chiedersi: perché comprare libri se poi non li leggi? La risposta è semplice e complicata allo stesso tempo. Il libro ha un valore simbolico prima ancora di essere letto. Possedere un libro significa avere possibilità: possibilità di imparare qualcosa di nuovo, di vivere una storia diversa, di scoprire mondi lontani. Ogni libro sulla mia TBR rappresenta una promessa. Una promessa che, lo ammetto, spesso rimane inevasa. I giapponesi hanno un termine perfetto per questo comportamento: tsundoku, ovvero accumulare libri senza leggerli. Non è una malattia né una mancanza di disciplina, ma quasi un’arte. Ogni libro non letto racconta qualcosa di chi lo ha comprato: i propri sogni, interessi, aspirazioni. La mia TBR non è solo una pila di carta e inchiostro: è un piccolo specchio di chi sono.

(Foto: Pixabay)

La TBR cresce e la colpa anche. Naturalmente, accumulare libri senza leggerli genera anche un senso di colpa. Ci guardiamo attorno e vediamo scaffali pieni di storie non vissute, e ci sentiamo in colpa per il tempo che non dedichiamo alla lettura. La mia TBR è diventata quasi un organismo vivente: cresce in modo incontrollabile, ride di me quando non apro un libro da settimane. Ogni volta che ne compro uno nuovo, provo un misto di gioia e ansia. La gioia di possederlo, l’ansia per tutti quelli che non ho ancora letto. Ma non voglio mentire: c’è qualcosa di piacevole anche in questa colpa. È un promemoria che ho ancora mondi da esplorare, storie da vivere, conoscenze da scoprire. È un invito a rallentare, a scegliere con calma quale libro leggere, a godermi ogni pagina invece di correre attraverso centinaia di libri accumulati.

Perché continuo a comprare libri? Se mi chiedete perché continuo a comprare libri, non ho una sola risposta. A volte è pura curiosità. A volte è un impulso emotivo, una gratificazione immediata: comprare un libro è un piccolo piacere, quasi una ricompensa. Altre volte è la paura di perdere qualcosa, il cosiddetto FOMO librario: quell’ansia sottile che ti fa pensare “se non lo prendo adesso, magari non lo troverò più”. C’è anche l’aspetto estetico: adoro vedere una libreria piena di volumi, ordinata o caotica, non importa. I libri non letti decorano il mio spazio, raccontano chi sono senza bisogno di aprirli. E infine, c’è il lato aspirazionale: ogni libro che compro è un’idea, un progetto, una versione futura di me che leggerà, imparerà e crescerà grazie a quelle pagine.

(Foto: Pixabay)

Nonostante la mia TBR infinita, c’è qualcosa di liberatorio nel poter scegliere quale libro leggere in un determinato momento. A volte apro uno dei miei libri accumulati per puro caso, altre volte seguo l’istinto, l’umore, il bisogno di evasione o di apprendere qualcosa di specifico. Non esiste una regola, e forse è questo il bello: la TBR mi dà libertà, non obblighi. Ci sono momenti in cui mi sento sopraffatto, certo. Troppe opzioni, troppe promesse non mantenute. Ma c’è anche una gioia sottile, quella di sapere che, qualunque sia la mia scelta in quel momento, c’è un mondo di storie pronto ad accogliermi. E, ammettiamolo, non c’è nulla di male nell’accumulare un po’ di caos, finché il caos stesso ispira desiderio di lettura.

Con il tempo ho imparato a convivere con il mio caos librario. Non cerco di leggere tutto in ordine, non cerco di eliminare ogni senso di colpa. Ogni tanto, però, scelgo consapevolmente di leggere uno dei libri che da troppo tempo aspetta il suo turno. E in quei momenti, quando finalmente apro un volume accumulato da mesi, sento una soddisfazione intensa, quasi più forte di quando compro un libro nuovo. Ho capito che la mia TBR non è un nemico, ma un compagno. Un compagno capriccioso, caotico e talvolta punitivo, ma pur sempre fedele. Ogni libro che non leggo oggi può diventare il libro giusto domani. E fino ad allora, continuerò a comprare, accumulare e sognare tra le pagine non ancora aperte.

Alla fine, accettare il mio caos librario mi fa sorridere. Ogni scaffale, ogni pila di libri, racconta una storia parallela: la storia di un lettore curioso, impulsivo e a volte un po’ disordinato. E se qualcuno mi chiede come faccio a scegliere cosa leggere tra centinaia di libri non letti, rispondo sempre: “Non lo so, ma è divertente provarci.” Così, tra libri letti, libri da leggere e libri che compro solo per il piacere di sfiorarli o annusarli in libreria, vivo la mia vita da lettore. Una vita piena di promesse, di sogni, di mondi da scoprire… e di caos. Ma un caos che amo profondamente.

E voi? La vostra TBR vi sorride con colpevole dolcezza, oppure siete più disciplinati di me?

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